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*VAGABONDING*

i miei piccoli vagabondaggi su e giù per la Penisola
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December 30

*Verona o della Nebbia*

Il freddo di dicembre a Verona entra nelle ossa più veloce che altrove: tutta colpa dell'umidità. L'umidità dell'Adige, certo – un fiume che già ricorda le grandi capitali europee del Nord - , ma soprattutto dei sospiri degli innamorati. Impossibile parlare di Verona senza cadere nel tranello del Romeo e Giulietta. Bisogna venirci a patti, che ci piaccia o no. E io non mi sono certo tirata indietro.

Infilandomi per la prima volta tra le strette viuzze veronesi, l'impressione è stata subito quella di una soffusa freddezza, come di un set appositamente allestito per far venir la voglia di sfidare i divieti, stappare un pennarello ed esibirsi in un io+te=forever dei più scontati, che vada a far compagnia agli innumerevoli altri già presenti sui muri, come per un copione già scritto. Come tutte le cose indotte, a me ha fatto l'effetto esattamente contrario.

L'amore, rigorosamente con la "a" minuscola, qui sa di essere fotogenico e non si fa pregare per mettersi in posa. Ma il romanticismo a Verona è come un modello annoiato e viziato dai troppi flash che di tanto in tanto smette quel sorriso forzato e chiama bizzosamente perché gli si rifaccia il trucco, si accende una sigaretta e sbuffa all'idea di ricominciare la sceneggiata a beneficio dei turisti arrivati qui per ammirarlo da tutto il mondo. Basta una veloce puntatina alla Casa di Giulietta per coglierlo in flagrante.

Ci arrivo piena di buoni propositi: e fa niente se quel balcone è stato messo lì durante i restauri del 1935, e fa niente se quella casa è stata abbinata a casaccio ad un personaggio immaginario. Mi aspetto almeno un po’ di suggestione, almeno quella che si può provare davanti al castello della Bella Addormentata a Disneyland. Mi aspetto che, nonostante tutto, naso all'insù verso quella piccola finestra, mi venga in mente il verso shakespeariano "E tu, balcone, fa' entrare il giorno e fa' uscire la vita" pronunciato da una Giulietta ancora calda d'amore. Invece, un disastro: quel piccolo cortile pieno zeppo di turisti che arrivano lì con l'unica missione di toccare il seno destro della statua della giovane Capuleti (la tradizione vuole che sia di buon auspicio nelle faccende amorose): le turiste giapponesi sono le più sfacciate: si lanciano senza tanti complimenti sulla parte incriminata resa lucente dalle continue carezze, la afferrano a palmo pieno, come un uomo che va di fretta e non ha voglia di preliminari, sfoderando il loro migliore sorriso da foto ricordo. Una dopo l'altra, a ciclo continuo. Davanti a questo spettacolo, un negozietto di gadgets propone tazze, mutande, giochetti firmati "Romeo&Giulietta". Scappo, letteralmente.

Tutto questo semplicemente per dire che: Verona può essere anche una bella città, NONOSTANTE Romeo e Giulietta.

Una volta liberati da questo fardello, ci si può rilassare e godersi davvero la città, divertendosi a scoprirne la vera personalità (ammesso e non concesso che ce l'abbia o, almeno, che ne sia rimasta).

 **

 

Entrare nell'Arena praticamente deserta è un'esperienza che ha del metafisico: seduti su quei gradoni freddi appena intiepiditi dal sole di dicembre, vien da chiedersi, desolatamente, mani abbandonate in grembo: e ora?. Il tutto è reso più avventuroso dalla lotta interiore contro le sinapsi addomesticate che si incaponiscono a far venire in mente solo il Festivalbar, invece dei gladiatori o delle battaglie navali del I secolo d.C., o al limite una qualsiasi struggente aria d'opera (dannata tv!).

Piazza delle Erbe, dei Signori, Palazzo della Ragione e le Arche scaligere sono tutti concentrati in pochi metri (collegati dall'Arco della Costa, chiamato così perché vi penzola – inspiegabilmente - quella che probabilmente è una costola di cetaceo): se riuscite a tener fuori dal campo visivo le bancarelle piene di piccole arene di plastica e altre squisitezze, il colpo d'occhio sui colori degli affreschi allegorici delle Case Mazzanti è bellissimo. La cioccolata calda o il thè potete prenderlo in un caffè del Listòn, il grande marciapiede lastricato di piazza Bra' – il salotto buono della città - , ma già che siete da queste parti vi propongo una scelta alternativa: da piazza delle Erbe entrate in via Cairoli: sulla sinistra c'è un piccolo bar tenuto da due signore anziane; è il tipico bar senza la minima pretesa, con la luce al neon un po’ squallida e le tovagline colorate di incerato; "Provi queste tortine di riso: sono di giornata!", mi tenta una delle signore; "Vorrei ben vedere che fossero di ieri!", mi verrebbe da ribattere. Ma me ne sto zitta e addento il mio budino di riso, tutta avvolta di tenerezza e dalla sensazione di aver trovato uno dei pochi angoli veramente genuini e fedeli ai bei tempi andati di tutta Verona.

 

 Tra i vari ponti, valgono una menzione speciale il Ponte scaligero – dal complesso di Castelvecchio - un po’ impacchettato dai lavori ma di grande fascino, soprattutto se visto da lontano, tra la nebbia, appoggiati alla gelida spalletta del Lungo Adige;

e il Ponte di pietra, di epoca romana, che porta nella parte della città chiamata Veronetta, sovrastata da una inaspettata collina, buona per passeggiate panoramiche.

Piazza Bra' addobbata per le festività e i lungo Adige non hanno niente da invidiare alla migliore atmosfera parigina, soprattutto quando fa buio.

Verona da' il meglio di sé quando la luce è poca, e i contrasti, le stonature si attenuano: come se il buio si inghiottisse tutti i tiranti, i cavi e i bulloni di questa grande scenografia, facendo apparire la città finalmente più sincera.

Il consueto pellegrinaggio di chiesa in chiesa qui regala interni ricchissimi e originali e senza dubbio meno scontati e più diversificati di tante altre città: dopo San Zeno – il quartiere in cui si trova è più "popolare" e meno patinato delle vie centrali e vi si può tirare un sospiro di sollievo – valgono la pena gli affreschi del soffitto di Sant'Anastasia e quella piccola perla romanica che è San Lorenzo; se dovete saltarne una, datemi retta, evitate il Duomo.

 

Ma veniamo alla fotografia.

Gli scavi scaligeri sono sede del Centro di Fotografia Scavi Scaligeri, appunto, che propone importanti mostre fotografiche durante tutto l'arco dell'anno (una di quelle sedi espositive da tenere costantemente d'occhio, quindi). In questi giorni e fino all'8 gennaio è la volta di Retrospective two dell'inglese Michael Kenna. Una mostra ricchissima, non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, che si snoda in un percorso suggestivo (e gelido, climaticamente parlando) proprio "dentro" gli scavi, sotterranei, tra stretti passaggi in cui le foto si dispongono senza che niente possa turbarle.

Le immagini di Kenna appaiono rarefatte e impalpabili come sogni così profondi da aver dimenticato il colore. Caratteristiche, queste, probabilmente non così entusiasmanti per chi preferisca i contorni netti del Significato: ma senza dubbio vale la pena lasciarsi incantare dalla gratuità leggera di queste candidissime nebbie che proteggono isolati bagliori neri di mondo; immagini da guardare tralasciando la ricerca del particolare netto e tagliente, quasi ad occhi socchiusi, immaginando gli infiniti spazi di leopardiana memoria al di là di quel raffinatissimo Niente. E il naufragar m'è dolce…, è il caso di dirlo.

dal sito di Michael Kenna

Queste immagini vivono prima di tutto di suggestioni e Poesia: difficile non lasciarsi incantare dal minimalismo etereo delle foto giapponesi, dalle livide luci dell'alba francese, o dai mulini della Mancha, significativamente intitolati Quixote's Giants – I Giganti di Chisciotte - , come a ribadire come qui si sia nel mondo della pura Immaginazione prima che della Realtà. E vivono di solitudine: la solitudine della Natura, certo, ma anche quella dell'Uomo; dell'uomo-Kenna – solitario e paziente cacciatore dai tempi lunghi e abilissimo stampatore – come dell'Uomo in generale, che troppo spesso dimentica l'importanza dell'attesa, perdendosi tutto ciò che di prezioso essa contiene.

dal sito di Michael Kenna

Una grande lezione della fantomatica e MaiTroppoRibadita "pre-visualizzazione", e un fascino infinito – specialmente per me, neofita nata col digitale – per le magie della camera oscura, che dopo questa mostra non ho potuto far altro che immaginare simile ad un oscuro laboratorio d'alchimista, dove l'infinito provare a trasformare il metallo in oro si risolve qui nel tentativo di rendere reale e visibile l'immagine sognata, viva all'inizio solo dentro di noi, mescolando sapientemente buio, argento e passione (con l'indiscutibile vantaggio, rispetto al XVI secolo, di potersi permettere di evitare scomodi patti col Diavolo).

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Tornando verso Bologna in treno, in due ore stemperate in una nebbia fitta che prima di insonnolire ragala dal finestrino scorci fuori dal tempo, tra solchi di campi arati e rami intirizziti, non posso fare a meno di pensare che la chiarezza, nel paesaggio come nella vita, non è mai necessariamente la condizione ottimale.

Nell'indistinto c'è più spazio per il sogno, e tutto quello che non va si nasconde più facilmente.

 

**

Il fatto che questo intervento sia stato a sonnecchiare pigramente dentro il mio pc per un po’ – il viaggetto risale al 15 e 16 dicembre – mi ha dato assai da pensare, e mi ha fatto arrivare alla conclusione che io e Verona, alla fin fine, ci siamo parlate ben poco. Come sempre, ho cercato di darle la massima attenzione, attenta a cogliere ogni bisbiglio che riuscisse a bucare quella spessa coltre di nebbia che, metaforicamente e non, ci divideva. Ma non ci siamo piaciute. Ho deciso di inserirlo ugualmente "in archivio" semplicemente perché, oggettivamente, Verona è una città interessante, anche solo per questo suo gelo confuso e impenetrabile. E perché è valsa la pena vederla, fosse anche solo per dire, appunto, "non ci tornerò più". Quindi eccolo qui: un resoconto "con poco cuore", ma proprio per questo in linea perfetta con ciò che la città mi ha – o non mi ha – trasmesso.

 

Nei prossimi giorni mi aspetta una "piccola sfida": scovare l'anima di Milano, tra McDonald's e boutique d'alta moda…e, considerati gli undici gradi sottozero di questi giorni (e gli altrettanti gradi sottozero dei milanesi!), sicuramente ci sarà da divertirsi  ;-)


December 29

....neve!!!

 

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Buon Bianco e buon Silenzio a chi è sotto la neve, come me

 

 

December 24

Auguri!!! :-)

 

Buon Natale!

 

Il più magico, misterioso, sereno

(e meno ipocrita)

possibile!

 

 

Sere.

December 20

*casa*

 
Dietro la curva la ritrovo,
ancora c'è, la casa, non crollata, bruciata.
E' vecchia più di me,
la rinnovai quand'ero anch'io nel tempo del rinnovo.
Crollasse non mi morderei le mani
e non imprecherei di stare senza.
Sono in tempo a viandare,
bagaglio scarso ribussare a porte,
non possedere chiavi.
Devo questo alle storie, di bastarmi,
pur'io bastare a loro.
Con lapis e quaderno posso scrivere pure quando gela
l'inchiostro nella penna.
E' stata la porzione a me assegnata,
eredità che non si può ricevere o lasciare.
Di questo sono fatto, di pagine sfogliate
e poi riposte.
 
 
 
Erri De Luca
December 11

*cosedell'altroMondo*

  Se mi avessero chiesto di immaginare la frase più impossibile rivolta a me che sarebbe potuta uscire dalla bocca del mio papi, la frase sarebbe stata questa (che è poi la stessa che mi sono sentita dire per telefono 10 minuti fa):

 

"Stai tranquilla, che quando torna il babbo ti porta una sigarettina…"

 

 

….cioè dai, cos'è successo al mondo? Che rivoluzione è mai questa? Babbo ex fumatore incallito, che mi ha sempre fatto due palle così perché fumavo, mettendomi in croce peggio che se avessi derubato una banca, che con voce tenera mi tenta (demonio!) e mi rassicura promettendomi di tornare a casa con una 'sigarettina' tutta per me….

…e il bello è che io ho anche cercato, debolmente, di oppormi: "Ma no pà…dai…son già tre giorni che non fumo….non vorrei rovinare tutto….dai pà, forse ce la faccio….forse tra un po’ mi calmo…"  Ma lui niente: inamovibile!

 

Da tutto questo io desumo che

 

devo fare veramente PAURA in questi giorni! Devo essere una specie di Incredibile Hulk!

 

E va bene, ok, mi voglio fidare….Forse smettere l'antidepressivo, smettere di fumare, ricominciare a studiare dopo due anni con la prospettiva di due esami alle porte….sì ok, forse è troppo tutto insieme….forse rischio davvero l'esplosione…anzi forse sono già un po’ esplosa…

 

Sì. Mi sa che faccio proprio paura   Trapped Ornament 

 

December 08

*insonnia*

 
Uff....me l'ero dimenticata, l'insonnia. Le 4.30. Uffa. Sì, me l'ero proprio dimenticata, l'insonnia.
 
Ma: oggi - ieri -  ho fotografato il mio canone addormentato in uno spicchio di Sole. E credo possa bastare. Sì.
 

(thanx SO much to rubens x il provvidenziale restyling!!)

 

Il fatidico mercoledì  intanto è passato, ma è quasi come se non lo fosse. Ha fatto il furbo, mi è passato tra le gambe furtivamente, che quasi non me ne sono accorta.

Mi sono imposta di pensare che in fondo sia meglio così. Che talvolta la Vita ha voglia di parlarti, faccia a faccia, e lo fa in questi modi strani, che sono l'unica maniera che conosce. Ho cercato di ascoltarla, per quanto ho potuto, senza incazzarmi come al mio solito. E mi tengo stretta l'illusione che abbia voluto dirmi di alzare la testa, e di farle vedere di che stoffa sono fatta, adesso. Se sono fragile come rami secchi, o se ho abbastanza linfa nei pensieri da non spezzarmi così facilmente.

Spesso la Vita te li dà, di questi sonori calci in culo. Certo: sa fare di meglio. Ma voglio credere che anche questo, mio, sia un mettermi di nuovo alla prova solo per il piacere di vedermi, poi, più solida, infinita come sento di poter ancora essere, camminare di nuovo da sola (e stavolta per davvero). Un pò come fanno gli animali con i cuccioli. Un comportamento apparentemente crudele, che nasconde un amore senza compromessi. Basta saperlo cogliere. Basta non averne paura.

 

*Buongiorno*

(sarà un pò presto per fare colazione? ;-)

 

December 05

*buio*

 
Chissà se la vera Forza sta
 
nell'afferrare vittorie
 
o
 
nel non lasciarsi travolgere dalle sconfitte
 

 

Aspetto che arrivi mercoledì come si può attendere una scintilla di luce in un buio duro come roccia, paura come fumo denso che toglie spazio all'aria e alla vita. Che toglie spazio a ME.

Non avrei mai voluto provarlo di nuovo sulla mia pelle. Tutto, ma non questo.

 

December 02

*ASTINENZA*

Giornata di astinenza. Non da nicotina, ancora. Troppo presto, sono solo al mio primo giorno della famosa 'settimana' preventiva.

No, due astinenze di tutt'altro genere, oggi.

Una, inaspettata, faticosa ma bellissima: astinenza da foto. Incautamente rimasta senza schede di memoria per la mia Bimba per qualche giorno, patisco il vedermi sfuggire dagli occhi ombre, prospettive, colori marginali. Ne avrei bisogno come si può aver bisogno di parlare. Quasi che, insieme alle immagini, mi sfuggano tutti quegli stati d'animo caotici che appesantiscono queste difficili giornate, e che avrebbero tanto bisogno di venire alla luce, letteralmente, per farsi meglio comprendere, e quindi affrontare. Sono stanca. Vorrei parlare solo attraverso la luce. Vorrei tradurre. Indagare. Ma come fare, se i miei pensieri non hanno occhi?

Eppure resta pur sempre una bella sensazione: significa che la fotografia mi sta entrando 'sotto pelle', che comincia a far parte di me, come una lingua straniera con cui impari piano piano ad esprimerti come vorresti, con cui finalmente riesci ad 'esistere': e chiedi acqua, chiedi cibo. Chiedi aiuto.

 

Mi riconosco per la prima volta in una famosa frase di Cartier-Bresson. E mi piace. Mi piace da matti :

 

" Per me fotografare è un modo di capire. E' un grido. Una liberazione.

 Non si tratta di affermare la propria originalità; è un modo di vivere "

 

L'altra astinenza, invece, è più cattiva. E' un'astinenza che affonda in quel passato di cui parlo malvolentieri, la mia nuvoletta fantozziana che c'è, ancora, solo un po’ più in disparte. Ma ancora non si è fatta Sole. Io ci speravo, e invece no.

Il mio raffreddore dell'anima, lo chiamavo. Tentai di farcela da sola, ma non bastavo. Più mi scuotevo per farcela, più mi prendeva con sé, mi toglieva al mondo e a me stessa, mi obbligava a parlare una lingua di gesti disperati che nessuno capiva. Convinta ogni volta che il minuto successivo mi avrebbe sopresa pazza, la invocavo quasi come una liberazione, e invece la pazzia non arrivava mai, e restavo come paralizzata nel mezzo a questa bastarda lucidità. Era come guardarsi morire, con le mani legate, senza potersi salvare. E anche adesso che ne scrivo, come qualcuno già sa, combatto con il ridicolo che provo a voler dare voce ad un dolore che non sapeva parlare allora come non può farlo adesso, che si limitava a contorcersi su se stesso, sempre più stretto, sempre più impenetrabile.

Ricordo bene il primo mese di cura: ricordo bene il corpo incazzato che ancora si ostinava a volercela fare da solo. Io no, non più almeno. Lui invece ancora combatteva, si ribellava, voleva fare di testa sua. Per questo rifiutava ostinatamente questo 'aiuto esterno'. Poi si abituò. L'assuefazione fu più forte di lui, che docilmente smise di dibattersi e lasciò che la cura mi insegnasse di nuovo la Vita.

Adesso mi ritrovo come chi, dipendente da una stampella per un anno intero, è arrivato al momento fatidico di lasciare la presa, di mollare quel sostegno estraneo, per vedere se può camminare anche senza. E sente che le gambe tremano. E sente che sta cadendo. E sente che quel sorriso fiducioso regge a malapena. Di nuovo.  E' come uno schiaffo che non ti aspetti, che ti arriva di colpo mentre stai ancora ridendo.

 

Questo blog è nato proprio quando ne stavo uscendo. Forse per questo ho deciso di scriverne, oggi, forzando una tacita regola che si era imposta da sola.

Ora, non voglio tornare indietro. Non posso. Dovrebbero inventare una legge che lo vieta.

Questo post DEVE essere una parentesi. Una inevitabile scossa di assestamento.

Non voglio smettere di essere 'io', di nuovo. Non voglio aver voglia di nascondermi dove nessuno possa più trovarmi, io per prima.

Rivoglio la mia piccola Forza.

Rivoglio le mie mani buone.

Rivoglio indietro il mio sorriso infinito.

December 01

*Stavolta faccio sul serio*

 

La prima sigaretta l'ho messa in bocca a dodici anni. Ora ne ho 26. Fate un po’ voi i conti.

 

Ci siamo. E' l'ora. Sì. Decisamente. E' proprio l'ora.

 

Questo il mio 'Decalogo', tra il serio e il faceto, da seguire scrupolosamente. Magari prima o poi potrà far comodo a qualcuno – oltre che a me – quindi, eccolo qui. Messo agli Atti. 

E poi, un impegno preso 'pubblicamente' si aggira con minore leggerezza. Che strana creatura, la Coscienza.

 

1) Decidersi. Una volta per tutte. Seri. Determinati. Basta prendersi per il culo da soli. Basta gloriarsi dell'essere riusciti a smettere innumerevoli volte (seppur con il beneplacito di Oscar Wilde). Stavolta è quella giusta. Una piccola 'sfida' contro il nostro più acerrimo nemico: noi stessi. Se queste premesse non sono salde, tanto vale non provarci nemmeno. E in tal caso si prenda atto del fatto che siamo comandati a bacchetta non dal nostro cervello e dalla nostra volontà, bensì da un cilindretto di carta e foglioline essiccate. L'importante è saperlo, di che pasta siamo fatti.

 

2) Scegliere una data. Non necessariamente 'oggi'. Sceglierla, con la certezza però che sarà quella. L'ideale sarebbero i classici '7 giorni': abbastanza per abituarsi all'idea, per scivolarci incontro con delicatezza e calma; non abbastanza per dimenticare che cavolo ci eravamo prefissati di fare in quella data. Aprire l'agenda, sfogliare il calendario, e farci un bel cerchio colorato intorno. Bello ampio, che si veda. Bello colorato, che ogni volta che lo guarderemo in questi 7 giorni non ci trasmetta un'angoscia pazzesca ma un senso di 'nuovo inizio', di positività. Sono ammessi fiorellini, palloncini, faccine sorridenti, e qualsiasi altro elemento decorativo. Esageriamo.

 

3) Compilare la fantomatica lista dei Pro, metodo antico ma sempre efficace. Il vero fumatore però solitamente se ne strafrega della voce 'Salute', e di tutte le altre eventuali. Allora, puntiamo sull'economia. Facciamo due calcoli. Facciamo i venali. Quantifichiamo. Quanto risparmierò in una settimana? E in un mese? Una volta arrivati al risultato, ripetiamo il rito del cerchio colorato. Usciamo a comprarci un bel salvadanaio – meglio di quelli senza tappo, quelli che non ti inducono in tentazione perché per prelevarne il contenuto devi mandarli in frantumi; io opterei per il classico maialino: mette allegria – e mettiamolo in bella vista, sulla scrivania, sul comodino. Inventiamoci un posto d'onore. Quello sarà il nostro scrigno magico, il 'pozzo dei desideri' dove confluiranno tutti gli euri che normalmente avremmo letteralmente 'mandato in fumo'. E che adesso finalmente potranno ambire ad una destinazione più dignitosa e appagante, a seconda dei gusti. Imponiamoci di infilarci metodicamente ogni singolo euro 'salvato' e teniamo una piccola contabilità autocelebrativa.

 

4) Una volta decisa la data, compilare una tabella di marcia che tenga conto della graduale diminuzione del numero di sigarette giornaliere durante i giorni che ci separano dal BigOne. Questa, ovviamente, varierà in base all'incoscienza del singolo fumatore: io, partendo dall'alto delle mie circa 20 bionde al dì, farò un gran salto a 10 già dal primo giorno, per poi calare a 7, 5… fino a quell'Unica da fumare l'ultimo giorno (si veda il punto 5). Consiglio l'ausilio di crocioni ammonitori, che ci ricordino quante ce ne rimangono da fumare nella giornata: vietato sgarrare, fosse anche solo di mezza. Come se ne andasse del nostro affumicato Onore. Insomma, non facciamo gli eroi (tanto sappiamo bene di non esserlo, se abbiamo continuato a fumare fino ad oggi).

 

5) Ecco, ci siamo. C'è poco da fare, il calendario non mente: siamo arrivati all'ultimo giorno: quello dell'Ultima. Ok, calma. E' un momento che merita tutta la nostra attenzione, tutta la nostra reverenza (proporzionale agli anni e alle grandi e piccole sventure esistenziali che ci hanno visti sbuffanti nuvolette grigie con aria da poeti maledetti e con un fascino che, certo, ci mancherà. Inutile far finta di no). Concediamoci qualche minuto di pathos, che stavolta ce lo meritiamo dai. Scegliamo attentamente il momento della giornata: meglio se da soli, meglio se in un posto che da sempre è il 'nostro posto', meglio se con un bel tramonto davanti, o comunque qualcosa che ci faccia sembrare i protagonisti di un film impegnati nella nostra Scena Madre. Rilassiamoci. Prendiamola tra le dita. Non accendiamola subito. Giocherelliamoci, come eravamo solito fare prima. Soppesiamola nel palmo, carezziamola piano. Tanto, che siamo un po’ matti è già di dominio pubblico. Fumiamola lentamente, socchiudendo gli occhi e con in mente Alti Pensieri, e se proprio vogliamo esagerare concediamoci un briciolo di commozione al pensiero di tutti quei Momenti Cruciali che ci hanno visto così, malinconici e stupendi ricettacoli di nicotina, belli e misteriosi come una serata nebbiosa, prendere decisioni magari sofferte, magari determinanti: insomma, vivere.

Finita. Qualche secondo di rispettoso silenzio. E basta. Alziamoci e buttiamo via tutto. Il pacchetto, se dentro ce n'erano rimaste altre. Tutti gli accendini. Il posacenere a forma di fiorellino. Tutto ciò che potrebbe costituire una seppur minima tentazione. Domani è un altro giorno  (sì bè, però ora non esageriamo con questo fare melodrammatico!).

 

6) E così eccoci qui, arrivati relativamente incolumi al Primo Giorno Da Non Fumatori. Guardandoci allo specchio, ci vediamo già più in forma. E fa niente se non è vero una mazza. Va bene così. Assecondiamoci. Appena possibile, celebriamo la nostra Forza d'Animo con un regalo: che ne so, un bel libro, un cd nuovo, un vestito. Qualcosa che ci faccia piacere, insomma. Coccoliamoci. E' un giorno speciale. Parola d'ordine: AutoGratificazione.

 

7) Dicono che le prime due settimane siano le più toste. La prima, non ne parliamo. Il successo dell'Impresa dipende tutto da come riusciremo ad affrontarla. SE riusciremo ad affrontarla. E certo che ci riusciremo, perdindirindina!!!

Prima cosa, cerchiamo di evitare situazioni a rischio: quindi, niente pockerino notturno con gli amici, per un po’; e forse è il caso anche di soprassedere sul caffè dopo pranzo e cena, se sentiamo che poi la voglia si farebbe troppo forte. Non ci mettiamo i bastoni tra le ruote da soli, almeno. Arriveranno sicuramente i momenti in cui saremmo pronti a venderci la mamma – o il fidanzato, o la moglie, prendendo l'occasione al volo - per una sigaretta. Ecco qualche strategia per evitare di mettere all'asta un famigliare durante una crisi d'astinenza:

_ correre, o nuotare, o mettersi a saltare la corda in salotto: insomma, muoversi. Stancarsi. Scaricare la tensione. Fare l'amore può essere un'ottima alternativa. Ma non sempre si è così fortunati da avere a portata di mano un volontario accondiscendente;

_ bere. Grandi bicchieroni d'acqua, o di spremuta. Particolarmente utile, dato che oltre a tenere un po’ a bada la voglia di fumare, evita anche le classiche abbuffate compensatorie. L'aumento di peso quando si smette di fumare NON è una leggenda metropolitana: ogni sigaretta fumata brucia circa 20 calorie. Quindi, occhio;

_ una bella doccia o un bel bagno profumati e lunghi, pieni di vapore. Che, almeno visivamente, appagheranno il bisogno di offuscamento sensoriale. E scioglieranno la tensione;

_ inutile fare giri di parole: in questi primi giorni, il giramento di palle sarà da competizione. Nonostante la concentrazione che si prenderà un periodo di latitanza, cerchiamo di tenere occupata la mente: buona musica, un bel libro o un film appassionanti: meglio se al cinema o in biblioteca, perché lì dentro, anche volendo, non ci si può fumare;

_ yoga e meditazione: fumare mentre sei attorcigliato nella posizione del loto o in precario equilibrio nella posizione della montagna, sarebbe un'impresa assai ardua anche per uno che ancora non ha smesso; magari non raggiungeremo il Nirvana, ma staccare per un po’ la spina al cervello implica anche non pensare alla voglia di fumare. Se invece ci troviamo alla stazione ad aspettare il treno o in qualsiasi altra situazione poco consona alla meditazione, qualche bella inspirazione ed espirazione profonde e lente dovrebbero bastare.

Per il resto, largo alla Libera Iniziativa!

E se proprio dovesse finire la fantasia, magari può far comodo ricordare che:

 

Dopo 20 minuti dall'ultima sigaretta: comincia a ridursi la costrizione dei vasi sanguigni provocata dalla nicotina

Dopo 8 ore: la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa tendono ad abbassarsi; il monossido di carbonio si riduce fortemente

Dopo 24 ore: diminuisce il rischio di infarto

Dopo 48 ore: migliorano gusto e olfatto

Dopo 72 ore: comincia a ridursi lo spasmo delle vie aeree e migliora la capacità polmonare

Dopo 2-8 settimane: migliora la resistenza fisica allo sforzo, aumenta la resistenza alle infezioni, soprattutto respiratorie; si stabilizzano pressione e frequenza cardiaca

Dopo 5 anni: si riduce del 50% la probabilità di morire di cancro al polmone, paragonata a quella di un fumatore di 20 sigarette al dì

Dopo 10-12 anni: si riduce fortemente il rischio di malattia cardiaca, fino quasi al livello dei non fumatori; la probabilità di morte per cancro al polmone e di altre forme tumorali diventa uguale a quella dei non fumatori.

 

 

 

In bocca al lupo  (a me soprattutto!)

 

 

 

" Chi sta smettendo di fumare

ha tutto il diritto di sembrare

completamente fuori di testa.

E di esserlo. "

 

(Carmen Covito, L'arte di smettere di fumare (controvoglia) )

November 27

*freddo*

 

 

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