Serena's profile*VAGABONDING*PhotosBlogLists Tools Help

Blog


    November 24

    Venite pure avanti, poeti sgangherati....

     

    Niente foto stavolta. Il vento freddo spingeva le mani in fondo alle tasche o tra altre mani buone. Gli occhi bastavano stavolta. E meglio così in fondo, meglio non cadere mai nell'abitudine, neanche quando si tratta di passioni. Lasciarle di tanto in tanto lì, a riposare, a ricordarsi perché ci sono, a riconoscersi. Quindi no, niente foto stavolta.

    Piccola indiana a gambe incrociate, avvolta in una coperta colorata e calda, rincorro le fila di questi quattro giorni vagabondi con la musica di Guccini che mi tiene compagnia, e accanto la copertina di un cd che è solo per me, una foto meravigliosa che mi ricorda la fortuna di questi ultimi mesi, di città e persone nuove. Penso che non è facile, no, non è facile starmi accanto. Penso che di nuovo l'Emilia mi ha offerto asilo, e una nuova prospettiva di mondo fuori dalla finestra, la mattina appena sveglia. Penso che non vedo l'ora di farmi una doccia calda come si deve.

     

    L'ostello di Reggio Emilia fa parte del complesso della cinquecentesca Basilica della Ghiara: se suonate al portone vi risponde il 'papà' Francesco, e appena entrati ci si trova davanti un grande chiostro rosa e verde d'erba che non te lo aspetti proprio. Le stanze sono ricavate da quelle che furono le 'celle' dei monaci: grandi corridoi alti alti e spogli, pieni d'eco e trompe-l'oeil di fattura mediocre. Viene quasi da camminare in punta di piedi, tanto inaspettato è il rimbombo di ogni più minuscolo rumore. In piazza Prampolini e davanti a San Prospero i pensieri intorpiditi si scuotono al fracasso dei tamburi di un gruppo di sbandieratori che animano una piccola fiera fatta di grandi forme di formaggio, caldarroste, vin-brulé e enormi cavoli verdissimi. Stringo il sacchetto di castagne tra le mani mentre come ogni volta ci stupiamo del silenzio irreale di certa provincia emiliana, seduti al limitare di un portico con il viso caldo dell'ultimo sole della giornata.

     

    Era la mia seconda mostra a Palazzo Magnani: la prima tra gli arancioni e i blu di Ligabue, circondata dalle sue tigri pazze, come lui. Stavolta la follia è fotografata minuziosamente, tra occhi persi e bizzarre condanne tipo 'imbecillità morale' o 'demenza malinconica', leggeri letti di ferro dai materassi sottili, contrasti tra il bianco delle camicie di forza e il nero del sonno che accompagnava queste vite rinchiuse per un'arbitraria questione di puntiglio borghese: il sonno in cui ci si dimentica, dormire per smettere di esistere, per un po’. Me lo ricordo bene, quel tipo di sonno. E le mani. Le mani, specchi migliori degli occhi, contorte come anime lasciate sole in un dolore che nessuno capisce, neanche tu che lo vivi. Una frase di Basaglia che parla di come i manicomi fossero una fuga dall'irrazionalità che spaventa, un trasformare in 'malattia' – e quindi in qualcosa dai contorni razionali – quella che non era altro che follia: un modo diverso di stare al mondo, forse, una rivolta ai 'valori' che ci siamo ritrovati tatuati addosso senza sapere perché, senza neanche essere più in grado di scegliere se sono giusti o meno. Giusti per noi. Un rifiutare ad alta voce una parte che non ci siamo scelti.

    Basta recite. Questa è la follia.

    Questo è il coraggio di non farcela. Di vivere il dolore fino in fondo.

    Un ritagliarsi metodico del proprio diritto alla sconfitta, in questo mondo di presunti vincitori. Urlare e dibattersi. Non farlo è solo il risultato di un ragionamento che iniziano ad insegnarti già dall'asilo. Questa nostra perenne compostezza non è 'salute mentale'. Illusi e ipocriti folli repressi.

     

    Poi, due giorni con la strana sensazione di vivere la mia città da 'straniera', l'occasione di rivedere luoghi meravigliosi che avevo dimenticato: le cappelle di Santa Maria Novella, la cupola del Battistero, il colpo d'occhio indescrivibile su piazza della Signoria da una finestra che ci si affaccia, sentire Firenze più 'mia' del solito, godermela immersa nelle ventate gelide che si rincorrono intorno al Duomo facendo bestemmiare i caricaturisti che rincorrono cavalletti e fogli presi in piccoli vortici. Le sensazioni acquerellate di un pittore spagnolo ispirato dalle Città Invisibili di Calvino, un giro in libreria a sfogliare insieme libri di fotografia al calduccio, e la piccola sorpresa di un piattino di pasticcini insieme alla spremuta di pompelmo.

     

    Inevitabile continuare a pensare: non è per niente facile starmi accanto. Tutto quel mio passato ingombrante e bulimico: il mio Grande Amore, il mio Grande Dolore, le mie manie di grandezza in fatto di emozioni. Il mio continuo difendermi da tutto questo, dalla me stessa che ero, mi rende cattiva a volte, lo so. Lo so. (ma non è facile neanche per me, credimi. Non è una scusa. E' solo la mia piccola realtà. L'unica che sono riuscita a costruirmi intorno. E continuo a credere che cmq sia riuscita a mantenere qualche scintilla di bellezza che non sarebbe esistita altrimenti).

     

    La coperta di pile a quadrati colorati è ancora qui a stringermi. Il cd di Guccini nel frattempo ha finito di girare. Ho accanto l'agenda, piena di cose da fare: due esami da preparare, un convegno e una 'giornata di studi' su Pasolini da seguire, qualche data al Cineforum, e il progetto della trasferta milanese che già sgomita per prendersi la sua dose di attenzione.

    Non riuscirò a fare tutto. L'importante, nonostante tutto, mi illudo che resti il provarci.

    Intanto, mi aspetta una doccia bollente al profumo di arancia e cannella.

    Poi, con tutta calma, andiamo avanti.

     

     

     

    …Però non la sopporto, la gente che non sogna…

     

    (F.Guccini, Cirano)

     

    Comments (3)

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Picture of Anonymous
    Francesco wrote:
    Non l'ho mai conosciuta.
    Dice che rideva sempre, quando gli altri la guardavano, solo quando gli altri la guardavano; quasi volesse restituire per ogni dolore ricevuto una porzione di felicià.
    Forse era l'ultima sua rivincita contro quel manicomio in cui si ostinava a vivere nonostante adesso fosse una donna, libera.
    SOno entrato in quelle stanze circa un anno dopo la sua morte.
    Avrei voluto conoscerla.
    Dice che una volta, durante uno spettacolo di Claudio si fulminò un faro.
    Dice che lui se la vide tornare il giorno dopo con una piccola lampadina in mano.
    "Tieni Claudio, mi sono accorta che si è fulminata una lampadina, ti ho portato questa mia".
    Claudio qui quando racconta fa un secondo di pausa,m un pò perchè è un attore navigato, un pò perchè ci sta bene davvero lì una pausa.
    Dice che lui gli disse "ma no, dai, riprendila...da dove l'hai presa?"
    "La tengo sul mio comodino, per leggere la notte" gli dise lei.
    Anche qui una breve pausa.
    "Dai, riprendila, almeno leggi".
    Forse qui lei lo guardava negli occhi.
    Come per cercare qualcosa.
    E poi, aggiungeva..."Non facciamo meglio che ti tieni la lampadina, ed io vengo a trovarti col libro, e me lo leggi tu?"

    Io non l'ho mai conosciuta.
    Mi spiace.
    E' una di quelle donne di cui vorresti ricordare almeno il nome, ma non lo ricordo.
    Non ricordo neanche eprchè era stata rinchiusa a SAn Salvi, e neanche lo ricorda chi mi ha vissuto questo racconto prima di passarlo a me, e neanche se lo ricordava lei.
    Per lei San Salvi era comunque una casa; di quelle che ci torni anche se ti cacciano via, di quelle che ci torni anche se li hanno distrutto i migliori anni della tua vita.

    Cos'è bella Sere la follia, quando chi è stato folle sa riconciliarti con la bellezza della vita?

    p.s. Sono tornato al mio vecchio blog.
    Mi piacerebbe se tu mi facessi una visitina http://spaces.msn.com/members/qoelet/
    Nov. 25
    Picture of Anonymous
    Rubens wrote:
    Il corpo trasmette pensieri e sensazioni meglio delle parole, e le mani possono dire molte cose, spesso più degli occhi (noti come "specchio dell'anima", sono capacissimi di mentire): lo abbiamo visto nella foto delle tue mani, in quelle della mostra "Il volto della follia" (più che i volti erano espressive, appunto, le mani) a Reggio Emilia, ma anche nelle nostre mani che si cercavano e trovavano in continuazione fregandosene di ciò che faceva il resto del corpo. Mani che carezzavano e si carezzavano, che cercavano di proteggere dal freddo o davano i tempi giusti per attraversare le strade, che disegnavano infinite volte il tuo profilo le notti in cui il sonno non veniva.
    Non servono scuse a quelle mani che hanno preparato per te un CD di Guccini con una copertina esclusiva che ricorda un momento tutto nostro.
    Hanno carezzato il corpo come l'anima.
    Hanno scritto delle frasi per te in un quadernetto dalla copertina rossa, gli accordi di una canzone da accompagnare con la chitarra, sogni ed obiettivi, tutti senza date: perché il quadernetto della Vita va sfogliato a caso per attribuirgli la meraviglia dei Sogni.
    Nov. 24
    Picture of Anonymous
    Francesco wrote:
    Dopo rileggo con calma, dopo.
    Due commenti stasera.
    Il secondo, in commento al contenuto di questo post, e lo scriverò dopo, rileggendo con calma, quando torno dal mio universo strano che assomiglia al circo qualche volta.
    Il primo in risposta alle sensazioni di questo post, te lo do subito.
    Anzi, te la do.
    Perchè non è una parola.

    Ti mando una carezza, leggera, lenta, assetata di profili; chiudi gli occhi.
    Non è una carezza per difenderti da qualcosa, non oserei mai difenderti da quello che ti rende così viva, non è giusto difendersi.
    E' una carezza per attaccare, per attaccare se potesse arrivarti davvero, quello che forse fa nascere in tutti noi la paura.
    Nov. 24

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://serenitta.spaces.live.com/blog/cns!D60FF966CCF11A5A!810.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None